Le nostre braccia su Altre modernità, di Ilaria Villa

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Su la  rivista di studi letterari dell’università di Milano grazie a Ilaria Villa trovate una riflessione sul mio lavoro Le nostre braccia.

Qui potete scaricare il pdf completo

https://riviste.unimi.it/index.php/AMonline/article/view/12483/11739

N. 22 – 11/2019 302 Altre modernità

Andrea Staid, Le nostre braccia.

Meticciato e antropologia delle nuove schiavitù

(Milano, Milieu, 2018, 169 pp. ISBN 978-889-860-084-7)

di Ilaria Villa

Andrea Staid è un antropologo di Milano particolarmente attento alle situazioni di chi vive ai margini della società, come dimostrano i suoi lavori più recenti: con Milieu ha pubblicato I dannati della metropoli. Etnografie dei migranti ai confini della legalità (2014 e 2015) e Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in Occidente (2017).

Il volume Le nostre braccia. Meticciato e antropologia delle nuove schiavitù è stato pubblicato nel 2011 con Agenzia X e vede ora una seconda edizione, di nuovo con Milieu, con un’introduzione aggiornata e una bibliografia decisamente ampliata, in cui non troviamo solo le fonti citate, ma anche una serie di testi utili per l’approfondimento.

Le nostre braccia è uno studio sull’immigrazione e sulle nuove forme di schiavitù nel mercato del lavoro italiano: un tema sempre attualissimo, in un periodo in cui la comunicazione mediatica su tutto ciò che riguarda i fenomeni migratori crea spesso più confusione che chiarezza e alimenta un clima di diffidenza, allarme e odio verso lo straniero. Tutto questo accade anche perché difficilmente si sceglie di ascoltare la voce dei protagonisti stessi della migrazione, di farli parlare della propria esperienza in prima persona: i migranti che vivono e lavorano in Italia si trovano a essere parte di una massa sommersa di individui invisibili, di cui si discute tutti i giorni ma a cui raramente viene dato diritto di parola. Per questo motivo, alla parte saggistica Staid affianca una sezione di interviste non strutturate, una serie di racconti individuali non mediati dall’intervento del ricercatore, ma semplicemente accostati uno all’altro, in modo che i migranti diventino “veri e propri protagonisti della ricerca” (99).

Il volume pare rivolgersi a diverse tipologie di pubblico. Chi si occupa di antropologia, sociologia, studi culturali vi troverà un contributo alla ricerca sulle nuove schiavitù: con questo lavoro Staid registra lo stato attuale della migrazione in Italia e l’evoluzione degli studi antropologici, utilizzando sempre un lessico preciso e ragionato. L’importanza della terminologia utilizzata e da utilizzare è, infatti, un punto fondamentale che l’autore sottolinea più volte: come si spiega nell’introduzione e nel capitolo iniziale (“Il mondo meticcio,” 25-44), il termine ‘multicultralismo,’ spesso usato impropriamente, fa riferimento a un sistema di valori che prevede la coesistenza di diverse culture che mantengono la propria specificità, che convivono ma non si mescolano. Un concetto che rafforza l’idea mitica e poco realistica che le culture siano originariamente ‘pure’ e che, quindi, porta a sviluppare la società come “un unico grande ghetto sociale” (41) in cui le culture rimangono protette e isolate invece di comunicare tra loro.

A questa visione si contrappone invece l’idea di meticciato, che Staid stesso promuove già nel titolo del suo volume: l’obiettivo è quello di studiare la società tenendo conto che le culture nascono già ibride e che si evolvono costantemente, sottolineando le loro trasformazioni nel contatto con altre culture e accettando che la stessa identità del singolo è “il risultato di un continuo processo di costruzione sociale, politica e culturale” (27) che si modifica nell’incontro con la diversità.

Per il lettore non specialista il libro è forse anche più interessante in quanto opera divulgativa: Staid, infatti, parla della situazione migratoria in Italia in modo chiaro e con un linguaggio comprensibile al grande pubblico, pur rimanendo sempre lontano dalla generalizzazione e dalla semplificazione. In particolare, il capitolo “Lavoro precario e immigrazione” (47-74) spiega come le leggi italiane siano assolutamente inutili nel tentativo irrealistico di fermare l’afflusso di migranti e, invece, molto utili al rafforzamento del mercato del lavoro in nero e della condizione di irregolarità a tempo indeterminato dei lavoratori stranieri sul territorio. Un altro capitolo che risponde all’intento più divulgativo del volume è “Un caso specifico. Le badanti, precarie per eccellenza” (87-96): qui Staid concentra l’attenzione sull’assistenza agli anziani, citando dati e testimonianze dirette che aiuteranno i lettori a farsi un’idea del funzionamento di un settore sempre più in espansione e che, forse, li avvicineranno – quantomeno emotivamente – a una categoria di persone che ancora fatica ad uscire dalla propria condizione di invisibilità.

Non si possono poi dimenticare le circa trenta pagine (99-133) di interviste raccolte dall’autore in cui i migranti si raccontano. In questa sezione sono riportate storie di singoli individui, braccianti, operai e camerieri, regolari e irregolari, con le loro diverse esperienze e personalità, che sembrano rivolgersi direttamente al lettore e che strappano una lacrima o un sorriso a seconda della loro storia: da Marcelo, militante per i diritti dei lavoratori, che ha trovato colleghi italiani pronti a lottare per l’intera categoria invece che contro gli stranieri sottopagati (“mi hanno portato dal direttore della azienda e gli hanno detto che non gli permettevano di pagarmi meno di loro […] in due giorni mi hanno aumentato del 33% lo stipendio,” 102), ad Alì, che ascolta tutto il giorno la radio italiana (120), a O.M., biochimica in Ucraina e da noi badante per una signora con l’Alzheimer (122-123), a Paolo, che chiede l’elemosina con sua moglie e vive a Milano in una baracca che lui stesso ha costruito (126), ad Abasi, che si è sposato con un’italiana conosciuta alla festa dell’Unità (128).

Completano il volume tre interessanti contributi esterni, che, ciascuno con la propria personale cifra stilistica, rafforzano anche a livello formale l’idea di meticciato di cui si fa portatore Staid. Igiaba Scego, a cui è affidata la prefazione, ricorda quello che è forse il primo omicidio a sfondo xenofobo in Italia, quello del sedicenne Giacomo Valent nel 1985 (Cecchetti), e conclude attaccando sia il linguaggio dell’odio sia il diffuso paternalismo nei confronti del migrante (“Tu italiano lo racconti, tu italiano lo coinvolgi, ma non ti metti mai sullo stesso piano,” 12), con un linguaggio efficace e incisivo. Andrea Perin ci regala un gustosissimo capitolo sul meticciato in cucina – del resto il cibo è uno dei primi ambiti in cui le culture si incontrano e si mescolano – e ci parla delle strategie con cui i migranti si integrano nel nuovo contesto modificando sia le ricette del paese di origine che quelle del paese di arrivo: “sono le cucine casalinghe i laboratori del cambiamento, dove nella quotidianità dell’alimentazione si fondono i sapori, le esperienze si incrociano, i gusti si adattano” (143). Per ultima troviamo la riflessione di Bruno Barba, prefazione alla prima edizione e qui inserita in appendice, sul processo di meticciato in Brasile descritto attraverso la metafora dell’atto sessuale: perché “il meticciato non fonde semplicemente (e opacizza), ma al contrario genera. Dà vita a un terzo elemento, a una forza nuova” (155). Merita una menzione speciale l’opera d’arte scelta per la copertina: Sospesi di Emanuele Giannelli, che evoca sia l’idea del migrante come merce, come un semplice corpo messo in vendita, sia il suo vivere in uno stato liminale, in una condizione di indeterminatezza che può durare per sempre.

BIBLIOGAFIA

Cecchetti, Giorgio. “Era uno ‘sporco negro’ per questo l’hanno ucciso.” La

Repubblica, 30 luglio 1985. ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/

1985/07/30/era-uno-sporco-negro-per-questo.html. Consultato il 12 set. 2019.

Giannelli, Emanuele. Sospesi. 2013. http://www.emanuelegiannelli.it/it/opere/

sospesi.asp. Consultato il 12 set. 2019.

Staid, Andrea. Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in Occidente. Milieu,

2017.

—. I dannati della metropoli. Etnografie dei migranti ai confini della legalità. Milieu,

2014.

—. I dannati della metropoli. Etnografie dei migranti ai confini della legalità. Milieu,

2015.

—. Le nostre braccia. Meticciato e antropologia delle nuove schiavitù. Agenzia X,

2011.

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Ilaria Villa

Università degli Studi di Milano

ilaria.villa@unimi.it

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