Nessun amico se non le montagne

Grazie ad ADD editore anche in Italia è uscito il libro di Behrouz Boochani, un racconto forte, denso, importante, vi consiglio di correre in libreria a prenderne una copia.

Nessun amico se non le montagne è un monumentale racconto, scritto in presa diretta, è la storia di una fuga che rappresenta le tante fughe dei migranti. Boochani ci racconta oltre al viaggio la sua detenzione illegale perpetuata dal governo australiano e i rituali di resistenza attivati dai detenuti.

Quando parliamo del viaggio dei migranti contemporanei è necessario capire perché un gran numero di donne  e uomini mettono a rischio la loro stessa esistenza pur di non rinunciare a una prospettiva di vita dignitosa. Sto parlando di persone che attraversano deserti e mari, che sono costretti a vivere in tendopoli e baraccopoli precarie, che si affidano, non potendo fare altro, a trafficanti di umani “senza nome”, che mettono in gioco la loro stessa vita per aprirsi un varco, una probabilità di futuro, un lavoro nel nord del mondo.

Questo libro ci racconta queste fughe, senza intermediari, il racconto è scritto e vissuto in prima persona da chi è suo malgrado il  protagonista della fuga.

È molto importante sottolineare che migrare non significa che masse di indigenti svuotino una regione per saturarne un’altra, ma piuttosto che una pluralità di individui, provvisti di progettualità e di aspettative diverse, sono disponibili a cercarsi delle chances di vita dove queste sono possibili o promesse. L’immigrato non è solo una persona costretta a lasciare il proprio paese per ragione di povertà, di guerra o per la ricerca di un lavoro. È soprattutto una persona che porta sé stessa, le proprie energie intellettive, fisiche, affettive e il proprio bagaglio culturale al confronto con la società nella quale arriva e la storia di Boochani ne è un esempio.

Le migrazioni possono essere così comprese come trasferimenti non necessariamente definitivi, progetti di vita parziali che approfittano di aperture improvvise e si scontrano con barriere impreviste, circolazioni di vite tra regioni e rive diverse, ritorni sperati e permanenze subite, esperienze in cui gli individui portano con sé o ricreano identità complesse e plurali.

Behrouz Boochani scappa dal Kurdistan Iraniano perché perseguitato per la sua attività politica di giornalista e scrittore libero, raggiunge clandestinamente l’Indonesia e da lì l’Australia, dove vuole chiedere lo status di rifugiato politico. Come quasi sempre accade in questa rotta migratoria viene intercettato dalle forze militari australiane e confinato nel centro di detenzione per immigrati irregolari di Manus Island in Papua Nuova Guinea. In questo luogo subirà una tortura psicologica e fisica quotidiana, ma riesce ad iniziare   un’intensa campagna di denuncia della politica anti-migratoria e delle umiliazioni cui vengono sottoposti i rifugiati:

Behrouz Boochani ha scritto questo straordinario memoir attraverso migliaia di messaggi Whatsapp mentre era detenuto sull’isola di Manus in Papua Nuova Giunea, ha digitato in farsi su un cellulare e mandato a Omid Tofighian che lo ha tradotto in inglese.

Un Romanzo autobiografico, testimonianza e atto di resistenza, Nessun amico se non le montagne racconta cinque anni di carcere ed esilio, lottando per la sopravvivenza, la salute e la dignità in condizioni degradanti. Un libro che è un grido di libertà, una rivendicazione di giustizia sociale e un attacco al sistema carcerario nel suo complesso, un’istituzione di per sé sbagliata e inutile che diviene sempre più un vero contenitore di soggetti protagonisti di problemi sociali che non sappiamo e non vogliamo vedere e non riusciamo ad affrontare e risolvere.

Andrea Staid

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