Alla ricerca di un centro di gravità permanente

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Alla ricerca di un centro di gravità permanente
Un dialogo tra Leonardo Caffo e Andrea Staid

Secondo Gilles Deleuze la forma di vita del contemporaneo verso cui tutti dobbiamo tendere è quella del “nomade”. Una figura presente nella filosofia almeno di Nietzsche che la descrive così:
“Arrivano come il destino, senza causa, senza ragione, senza pretesto” 

Il nomade, per Deleuze, è colui che diviene-altro: concatenazione di simboli, entità, luoghi. Gli antropologi sanno bene che l’essere umano per la maggior parte della sua esistenza è stato nomade. Come ci ricorda Ugo Fabietti Il movimento rappresenta un elemento costitutivo dell’esperienza umana che ha, nel nomadismo di alcuni popoli asiatici, l’icona del nostro immaginario. Dal neolitico ad oggi, il nomadismo ha attraversato profonde trasformazioni, e ha anche rappresentato una forma di esistenza interconnessa con quella che è la sua dimensione “speculare”: la sedentarietà, l’occupazione del territorio in forma stabile, la permanenza degli insediamenti e dei mezzi produttivi. Il nomadismo sopravvive nella scelta degli “spiriti nomadi”: desiderio di libertà e di fuga, fantasie da viaggiatori, o, in scelte che sono nella maggioranza dei casi obbligate, come le migrazioni dovute alle persecuzioni, alla povertà, alla violenza e alla guerra. Jacques Attali scrive che l’uomo fu inizialmente nomade; oggi, assimilata la stanzialità ed a causa della mondializzazione, sta diventando “nomade” in un modo nuovo.
Il nomadismo non è quindi caratteristica del solo migrante economico oggi, ma descrive l’essenza del precariato culturale e del movimento della figura dell’intellettuale: senza una casa, senza una geografia, l’intellettuale è colui che coincide con la sua vita mentale e si sposta, privato dal capitalismo di quello che nel teatro si chiama “centro di gravità permanente”. Quanto di questa condizione influisce sul lavoro e sulla produzione intellettuale e quanto, come nel caso dei “dervishes turners” è possibile provare ad avere un centro in assenza di possibilità di permanenza?

Andrea Staid è docente di Antropologia culturale e visuale presso la Naba, ricercatore presso Universidad de Granada, dirige per Meltemi la collana Biblioteca /Antropologia. Ha scritto: I dannati della metropoli, Gli arditi del popolo, Abitare illegale, Le nostre braccia, Senza Confini, Contro la gerarchia e il dominio. I suoi libri sono tradotti in Grecia, Germania, Spagna e adottati in varie facoltà universitarie. Scrive per diverse testate giornalistiche tra le quali, Il tascabile, Left, La Ricerca, A rivista.

Leonardo Caffo insegna Ontologia del Progetto al Politecnico di Torino ed è membro del Laboratorio di Ontologia dell’Università di Torino.  insegna anche alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, alla Scuola Holden e al Made Program della Accademia di Belle Arti Rosario Gagliardi a Siracusa.Scrive sull’inserto culturale «la Lettura » del «Corriere della Sera» ed è codirettore di «Animot». Nel 2015 ha vinto il Premio nazionale Filosofia Frascati. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo A come Animale: voci per un bestiario dei sentimenti (Bompiani 2015). Per Einaudi ha pubblicato La vita di ogni giorno (2016), Fragile umanità (2017) e Vegan (2018)–

 

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