Palestra Sant Pau recuperata al Raval di Barcellona

14877123_10210461983456730_581942753_nSono stato recentemente a Barcellona per delle interviste sull’abitare illegale e informale e ho conosciuto una bellissima esperienza di sport popolare. Un’esperienza particolare perché è uno spazio sportivo non situato all’interno di una casa occupata o un centro sociale ma è una «normale» palestra che una volta entrata in crisi è stata recuperata dai lavoratori esattamente come si fa per le fabbriche recuperate ed autogestite. La palestra Sant Pau da qualche anno è diventata patrimonio del quartiere del Raval ed è stata tolta dalle mani degli speculatori. Per capire meglio cosa succede ho intervistato uno dei soci della cooperativa.

Ciao Ernest spiega al pubblico italiano che cos’è la palestra Sant Pau.
La palestra Sociale Sant Pau è un’istituzione popolare che da poco si è trasformata in Cooperativa sociale senza scopo di lucro. E’ stata fondata nel 1940 come Bagni Popolari, una misura per portare più igiene nel quartiere del Raval, un provvedimento abituale in quel periodo dove in questo quartiere la maggior parte degli abitanti non aveva un bagno in casa ed acqua corrente. Essenzialmente in quegli anni la palestra non esisteva c’erano dei bagni dove si potevano trovare delle docce collettive.
Poi con il passare degli anni diventa una vera e propria palestra con piscina, sale pesi e corsi sportivi, fino a 2010 funzionava bene ma i proprietari decidono di chiudere e licenziare tutti i lavoratori che da più di venti anni lavoravano per e nella palestra. I lavoratori decidono di non arrendersi, formano una cooperativa e si assumono i debiti che i vecchi amministratori avevano accumulato. Da quando si è formata questa nuova cooperativa la palestra è cambiata completamente, si è aperta al quartiere e a tutti i suoi nuovi abitanti migranti.

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Il Raval è un quartiere complicato, ha subito una grossa manovra di speculazione ma il tessuto umano del quartiere è molto ricco, parliamo di un 42% di migranti e la palestra che vuole essere popolare non poteva non aprirsi a questi nuovi abitanti proletari e sottoproletari del quartiere. Abbiamo creato un vera e propria palestra di quartiere, abbiamo capito le necessità dei suoi abitanti e abbiamo intrapreso un vero e proprio percorso di opera sociale e oggi abbiamo più di 800 iscritti ed iscritte.

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La vostra è una esperienza molto rara per essere una palestra «normale» perché non siete all’interno di una casa occupata, siete una vera e propria palestra con tanto di piscina e idromassaggio ma vi siete aperti a migranti senza permesso di soggiorno, che anche se non riescono pagare la quota possono frequentare liberamente la palestra, avete creato spogliatoi per donne, per uomini e per trans e cercate di fare una vera e propria operazione di collettivizzazione dell’attività sportiva.

Quelli strani sono gli altri. Qualsiasi persona che dica questa frase gli diranno che è pazzo.Le cooperative sociali sono una possibilità contro la gentrification e in più abbiamo un grande obbligo etico con il quartiere perché è il quartiere che ci sostiene e tiene in vita la palestra. La nostra esperienza cominciò domandando agli abitanti del quartiere come avrebbero voluto la loro palestra, domandare è stato il motore della palestra Sant Pau. Domandando abbiamo capito le necessità di chi vive nel quartiere, abbiamo capito che c’è chi non può pagare perché non ha soldi e lavoro, figli da mantenere, persone che ancora oggi non hanno le docce in casa o che essendo mussulmani non venivano in palestra durante il Ramadam, da queste risposte abbiamo deciso di far pagare solo chi se lo poteva permettere, di chiudere più tardi durante il periodo di Ramadam e di fare tre differenti spogliatoi per rispettare tutte le costruzioni di genere. Abbiamo cominciato a collaborare con tante associazioni e cooperative già presenti nel quartiere per esempio con el Casal d’Infants del Raval che lavora con i bambini del quartiere, con ACATHI che lavora con i rifugiati politici e migranti, con il mondo LGTBI, con l’associazione trans Generem e con una casa di  accoglienza per donne maltrattate.

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Che cos’è per te lo sport popolare?
Lo sport popolare non lo so. Credo che la palestra Sant Pau semplicemente è un progetto con una coscienza del territorio e delle sue necessità. Lo sport, l’attività fisica è una buona ricetta per stare meglio quando si soffre e purtroppo nel Raval ci sono molte persone che soffrono e il Sant Pau apre le sue porte. Ecco lo sport popolare è una valvola di sfogo contro un mondo pazzo dove la repressione è la moneta corrente per gli sfruttati.

E ora cosa sta succedendo contro la palestra? chi vi vuole cacciare?

Ovviamente ci vogliono cacciare gli speculatori immobiliari, perché abbiamo accumulato qualche debito e non ci comportiamo come una «normale» palestra dovrebbe. Abbiamo un processo l’undici di Novembre e la nostra controparte, i proprietari dell’immobile fanno parte di una famiglia ricca e storicamente franchista. Stiamo affrontando una crisi economica da ormai più di un anno ma stiamo dicendo al comune che non siamo una palestra, siamo una cooperativa sociale che lavora politicamente nel quartiere e che non ce ne andremo facilmente. Grazie al mondo delle cooperative del Raval abbiamo avviato un piano di uscita dalla crisi ma la proprietà ci da solo venti giorni per trovare una soluzione e pagare il debito.
Precisamente dobbiamo pagare 22000 € prima del giudizio e al momento ne abbiamo solo14.000 € …..cosicché ci aspettano alcuni giorni di duro lavoro. In realtà se ci dessero più tempo ce la potremo fare, anzi siamo sicuri che riusciremmo a crescere e ad aumentare i nostri soci, senza dimenticare che paghiamo onestamente tutti i lavoratori della palestra.

Che dici vincerete contro la speculazione?

Non so se è possibile. In questo caso vinceremo.

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