an ‘etnographicnovel’ about migrants’ stories and dreams in Milano and Berlin

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crowdfunding per un  libro indipendente Andrea Staid-Francesca Cogni

per sostenerci andate su questo sito

https://www.indiegogo.com/projects/senza-confini#/

 

Senza confini-umanità in transito è un libro scritto e disegnato, che nasce dall’esigenza di raccontare storie del nomadismo contemporaneo.

Francesca Cogni e Andrea Staid dopo quasi dieci anni di lavoro si sono incontrati con i loro due differenti approcci alla ricerca sociale. Una videomaker e disegnatrice l’altro antropologo ed etnografo hanno cominciato a dialogare ibridando i due approcci alla ricerca, ma soprattutto si sono impegnati per trovare un modo innovativo di restituire al lettore l’esperienza del ricercatore e quella vissuta dai migranti del nuovo millennio.

Un pittore congolese che sogna l’Africa dalla periferia di Milano; un giornalista gambiano rifugiato politico in Italia, attivista e fondatore del African Refugees Union e reporter del movimento dei rifugiati a Berlino; un militante turco scappato dal carcere e dalle torture di un governo autoritario; un “rifugiato al quadrato” palestinese di famiglia, siriano di nascita, berlinese per necessità; una rapper americana nata a Buffalo, cresciuta in Florida, emigrata in California, poi in Italia e ora a Berlino che con i suoi testi racconta i margini della società occidentale; una ragazza rumena, che fa la volontaria in un casa del rifugiato a Milano…

Una ragnatela di storie, interconnessioni, incontri transnazionali dove la sola forma scritta non sarebbe riuscita a renderne la complessità e la ricchezza. Per questo abbiamo deciso di sperimentare una tipologia di racconto ampia e polimorfa, che ibrida una scrittura etnografica con disegni, foto e frame dell’esperienza vissuta in prima persona sul campo.

Un impegno che ci siamo posti come ricercatori è stato quello di provare a uscire dalle categorie costruite dalle elités dominanti: migranti, rifugiati, clandestini…

Abbiamo voluto nel nostro lavoro decostruire queste categorie perché crediamo che sia una importante tappa per comprendere che siamo tutti umani al di là delle appartenenze e differenze culturali, etniche e biologiche.

In questa “etnographicnovel” c’è un importante focus sul fenomeno del cosmopolitismo migrante, ovvero di tutte quelle lingue parlate dai migranti che non hanno studiato in scuole ufficiali ma hanno appreso il loro saperi nella scuola della strada.

Ci siamo concentrati soprattutto su due città, Milano e Berlino, dove abbiamo riscontrato similitudini e differenze, ma una cosa che ci ha colpito è lo stato di limbo, l’attesa, l’incertezza, la noia come parte integrante dell’esperienza di un migrante, l’impossibilità di lavorare nell’attesa del permesso di soggiorno, per esempio, che porta a uno stato di annichilimento giornaliero.

La privazione della sfera del “fare” è un altro aspetto importante da sottolineare: ci siamo resi conto che molte delle lotte dei migranti scaturite dalla non accettazione della legislazione della “fortezza Europa”, non rivendicano soltanto una carta, un permesso, ma rivendicano la possibilità di agire, di “fare” per non rimanere mesi, anni parcheggiati nell’impossibilità di cambiare la propria situazione.

Abbiamo infatti incontrato tante forme di resistenza quotidiana su piccola e grande scala, auto-organizzazione politica, tentativi di raccontarsi in prima persona, rivendicare i propri diritti, trovare strategie e percorsi per uscire dall’etichetta di “rifugiato” e poter essere finalmente una persona.

Il nostro lavoro non vuole solo narrare i fatti, ci è sembrato importante condividere con le donne e gli uomini incontrati racconti sulle possibilità politiche di emancipazione e gli immaginari in costruzione invece di costringerli ad interviste frontali sul loro passato, il viaggio e la loro esperienza tragica.

Abbiamo ascoltato, parlato, mangiato, bevuto, scritto e registrato; scambiato storie, lavorato, camminato insieme, disegnato e chiesto loro di disegnare ricordi, sogni e desideri.

Oltre a raccontare i vissuti abbiamo immaginato una possibilità di avvenire migliore, un mondo nuovo dove l’unico straniero diventi la discriminazione e il razzismo.

Vogliamo fare una campagna di crowdfounding per restare indipendenti.

Con questa campagna di crowdfounding vogliamo coprire i costi di produzione del lavoro (materiali, viaggi, costi dei laboratori che stiamo facendo per la ricerca, traduzioni…) e parte delle ore di lavoro di disegno e scrittura.

Vogliamo poi cercare un editore per il progetto, in modo da distribuirlo in circuiti diversi da quelli già interessati al tema, sfruttando anche il potenziale dato dall’uso del disegno, con una particolare attenzione ad adolescenti e alle scuole. Verranno organizzare presentazioni in Italia e Germania.

Il lavoro sarà rilasciato con licenza Creative Commons.

 

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Senza Confini is a book written and drawn.

It comes out from the urgence to tell stories about contemporary nomadism.

Francesca Cogni and Andrea Staid, after 10 years of research and work, melt now their different approaches to social research. Francesca is a videomaker and painter, Andrea is an anthropologist and ethnograph. They started a dialogue where their two research practises melt down and hibrydate themselves. And most of all, they try to experiment a new way to tell to the reader both experiences of researchers and migrants of the new millenium.

A painter from Congo, setteled in Milan, who dreams and paints Africa; a Gambian journalist, asylum seekers in Italy, activist, co-founder of the African Refugees Union and reporter of refugees’ movement in Berlin; a Turkish militant, escaped from jail and tourtures made by a despotic governement; a “double refugee” with a Palestinian background, born Syrian, escaped in Berlin; an American rapper born in Buffalo, grew up in Florida, migrated to California, then to Italy, then to Berlin, who sings the margins of western society; a Romanian girl, volunteering in a Refugees-home in Milan…

A net of stories, interconnections, transnational meetings where texts would not be able to tell us its richness and complexity.

For that reason we decided to experiment another kind of tale, wide and polimorphic: a mix of ethnographic writing and drawings, pictures, frames of our experience “in the field”.

What we tried to do as researchers was to go out from categories, buid by dominant élites: “migrant”, “refugee”, “clandestin”…

We want to deconstruct these categories, because we believe that it is very important in order to understand that we are all humans, beyond cultural, ethnical and biological differencies.

In this “ethnographicnovel” an important focus is about “migrant cosmopolitism”: all the languages spoken by migrants who never studied in the institutional, official educational system but learnt the languages in the street.

We mostly worked on two cities, Milan and Berlin, where we found similarities and differences. What is always the same, is the Lymbus, the eternal waiting and the boredom as part of the daily life of migrants: the impossibility of working  waiting for the asylum status, for example, forced to a daily annihilation.

The deprivation of possibility of “making” is another aspect we wanted to highlight: we understood that many of migrant’s riot against the “Fortress Europe”, doesn’t ask only for a paper, but they claim the possibility of acting, “making” in order not to be stuck for months, years without any possibility of changing their situation.

In fact, we met many forms of daily resistance, – on a small and wide scale -, political self-organisation, attempts to speak in “first person”, to claim rights, to find strategies and paths to get out of the “Refugee” label and become finally a person.

In this book we don’t want to tell just “facts”. For us, it was very important to share political ideas and discussions about emancipation, future and imaginary with the women and men that we met – not forcing them to a frontal interview about the past, the trip or the tragic experience.

We listened, talked, ate, drank, wrote and recorded; shared stories, worked, walked together, drawn and ask them to draw memories, dreams and desires.

We told each other our life, but most of all we imagined together the possibility of a better future, a world where the only stranger would be discrimination and racism.

We want to start a crouwdfounding campain to stay indipendent.

With this campain we want to cover the production costs (materials, trips, workshops costs, translations…) and part of the drawing and writing work.

We want to find than a publisher, who can distribute the book also in networks that are not already interested in this topic. We would like to use the potential done by drawing, with a special focus on young generations and schools.

We will also organize presentations in Italy and Germany.

The book will be released with a Creative Commons licence.

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